Litoranea di Pontecagnano Salerno (Italy)
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Positano, Costiera Amalfitana, Amalfi, Sorrento, Napoli, Pompei, Paestum, Capri, Ischia, Salerno, Ravello, Palinuro, Agropoli
Ercolano, Vesuvio, Vietri sul Mare, Atrani, Maiori, Minori, Furore, Praiano, Erchie, Caserta, Padula
Positano
Le
alterne vicende storiche si leggono lungo le facciate delle case. POSITANO ebbe
un periodo di grande fortuna dal IX all'XI secolo, durante la Repubblica
Marinara di Amalfi che sancì la prima raccolta di leggi marittime che si
conosca e che rivaleggiò, in potenza e ricchezza, con Venezia, come uno dei
centri commerciali più importanti nel mondo. Il borgo, dedito fino ad allora
alla pesca ed all'agricoltura, attrezzò veloci imbarcazioni per raggiungere
l'Oriente, con il quale intrecciò fitti rapporti mercantili, esportando
legname, corallo, frutta ed importando spezie, pietre preziose e tappeti. Si
dovrà poi, dopo il periodo un po' oscuro della dominazione normanna, sveva,
angioina ed aragonese, arrivare al settecento e poi ai Borboni, perchè
ricomincino i traffici marittimi e Positano, "la montagna d'oro",
conquisti il primato commerciale nel Regno delle Due Sicilie. Funzionavano
inoltre a pieno ritmo "le carcare" per l'estrazione della calce, si
produceva il carbone vegetale e l'acqua alimentava numerosi mulini, visibili
tutt'oggi tra le rocce, che rimasero in funzione fino alla fine del secolo
scorso Si racconta che l'Imperatore Tiberio, residente a Capri, rifornisse le
sue dispense esclusivamente con la farina di Positano. Una piazza e una
stradina, Via dei Mulini, ricordano le antiche costruzioni. Seguendo l'andamento
di questa via, verso il mare, ti vengono incontro, lungo tutto il percorso, una
serie infinita di botteghe che, con abiti, costumi, enormi foulards, riempiono
di colore i muri delle case. Sono il frutto del lavoro di esperti artigiani, che
fantasticano da molti decenni con la stoffa, con la memoria antica di quando,
come tinture, si usavano le cortecce e i fiori di granato e si confezionavano
montagne di canovacci
La moda di
Positano ha una lunga tradizione di inventiva e di abilità, la stessa che fa
nascere dal cuoio multicolori calzature. Basta sedersi su un muretto di pietra e
attendere che l'artigiano intrecci le strisce di pelle davanti ai vostri occhi:
su misura, in pochi istanti. Nel zigzag tra
un negozio e l'altro, una sosta merita Palazzo Murat: edificio settecentesco,
con un giardino in cui convivono fiori e piante di ogni specie, è sede di una
stagione estiva di concerti Lungo il cammino si è avvolti dal profumo delle
zagare e dei rampicanti, come se per tutto l'anno si perpetuasse un antico rito
legato alla festa dell'Ascensione. Oggi come ieri, uomini e donne raccolgono
rose, malvarose, ginestre, erba cedrina, in grandi bacili d'acqua, lasciandoli
all'aperto tutta la notte, perchè vengano benedetti dal Signore che ascende al
cielo. Il mattino seguente ci si farà il bagno nell'infuso profumato, Per
purificarsi. Domina la Piazza dedicata a Flavio Gioia, che la tradizione vuole
inventore della bussola e nativo di questa terra, la Chiesa di S. Maria Assunta.
Sorse sui ruderi di una villa romana del I secolo d. C., distrutta nel 79 d. C.,
in seguito all'eruzione del Vesuvio che sepolse di lava e lapilli Pompei ed
Ercolano. L'attuale Parrocchiale, che custodisce la tavola bizantina della
Madonna con Bambino venerata dai positanesi, risale al '700, mentre, in epoca
anteriore al X sec., in quello stesso luogo sorgeva l'Abbazia di S. Maria e S.
Vito, monastero tra i più antichi della costiera amalfitana. Il richiamo del
mare è ora forte e vicino: appena dopo la curva di un vicoletto, si apre lo
spazio di Via Marina, ai piedi di un'ampia e soleggiata scalinata di
accesso.
La Marina Grande
di Positano. la spiaggia di ciottoli, i caffé all'aperto segnano il tempo
dell'indugio e della sosta. Guardando in alto, tra le case a strapiombo, si
moltiplicano i piccoli poderi: le vigne che regalano il vino profumato, i
limoneti, gli aranceti, gli ulivi, gli orti nati dalla perseveranza di chi ha
trasportato la terra là dove non c'era che roccia. La cucina di questo tratto
di costa vive da sempre di felici elaborazioni dei prodotti della campagna:
pasta con le zucchine, i "friarelli" broccoli di rapa, le parmigiane
di melanzane, i peperoni imbottiti, della freschezza dei latticini adagiati
sulle foglie di limone, dei totani catturati alla luce delle lampare insieme con
i crostacei, i frutti di mare e i pesci che animano quotidianamente le reti dei
pescatori. Si possono percorrere all'infinito le viuzze e le scalinate che ti
portano verso la spiaggia o la montagna, perchè, in tutte le stagioni, la luce
del mare, la gente che incontri, i colori della terra, hanno sempre il sapore di
una scoperta Sul tetto della torre costiera Trasita, così denominata perchè vi
avveniva il passaggio delle quaglie e degli altri uccelli migratori, mattonelle
di maiolica azzurro cupo compongono una rosa dei venti, padroni di questo golfo.
Per proteggere Positano da incursioni di imbarcazioni nemiche, Pedro di Toledo,
viceré di Napoli, a
metà
del '500, fece costruire delle torri difensive. Quella in contrada Fornillo
domina su un'ampia lingua di spiaggia, unita alla Marina Grande da un comodo
sentiero alberato scavato nella roccia un'insieme di curve che sovrastano gli
scogli. Prendendo a nolo una barca si possono raggiungere le numerose insenature
e grotte, sparse lungo la costa: La Porta, la grotta che risale a circa
quindicimila anni fa e poi le frazioni di Laurito, così denominata dalle piante
di lauro. ed Arienzo, che offrono una spiaggia sulla quale approdare.
Spingendosi un po' al largo si raggi ungono le isole Li Galli (Gallo Lungo,
Rotonda, Castelluccio): le mitiche dimore delle sirene Un foro azzurro di cielo,
tra il calcare dei picchi montuosi che dominano Positano, è la meta da
raggiungere, una volta abbandonata la statale della Costiera Amalfitana
all'altezza della Chiesa Nuova, seguendo l'indicazione per Montepertuso: la
montagna forata. Questa piccola frazione, a circa 350 m. sul mare, sorse
probabilmente nel 915 ad opera di profughi pestani, sfuggiti ai saraceni. Era il
regno incontrastato dei falconi, allevati per ordine dell'Imperatore Federico II,
per le sue battute di caccia.
Salendo i
pochi gradini che separano Piazza Cappella dalla Chiesa di S. Maria delle
Grazie, si è un po' più vicini allo squarcio nella roccia, l'Arco naturale,
legato ad una strana leggenda che vide fronteggiarsi il Diavolo e La Madonna.
Chi riusciva a forare la montagna, avrebbe scelto il villaggio come propria
dimora. Provò prima il
Diavolo, ma scalfì appena il calcare, la Madonna invece, forò la roccia e
lasciò che il cielo vi penetrasse. Ogni anno, il 2 luglio, una grande folla si
raduna per rievocare l'avvenimento, mediante una sacra rappresentazione.
Ritornando sui propri passi, a Piazza Cappella, ci si dirige lungo la strada che
porta a Nocelle, borgo di un centinaio di abitanti, stretto su un costone dei
Monti Lattari: il nome le deriva dall'abbondanza degli alberi di nocciole. Il
sentiero che raggiunge l'abitato si percorre a piedi in circa mezz'ora da
Montepertuso. Passo dopo passo, tra l'acciottolato e brevi gradini, si è
avvolti dal profumo dei cespugli di rosmarino, finocchio selvatico, dal colore
violento e solare delle ginestre. Ci si siede lungo il muretto di pietra, si
ferma il tempo, si entra nel silenzio e l'occhio segue lo strapiombo della
roccia giù verso le case di Positano, lontano verso il promontorio di Punta
Campanella, i Galli, Capri. Questo ottovolante tra ombra e luce, tra il verde
della montagna e il mare che inonda lo sguardo, si ripete fino a raggiungere
l'abitato. Si può ammirare il tramonto del sole sul mare nella piazzetta
antistante la Chiesa di S. Croce, prima di decidere il ritorno, magari
tuffandosi a capofitto lungo le scalette che, tra orti, rocce e cespugli,
uniscono Nocelle alla statale per Positano, all'altezza della frazione di
Laurito, in località S. Pietro.
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